Pasqua e crisi della Chiesa

La Chiesa sta vivendo un momento particolarmente difficile a causa degli scandali che si sono verificati al suo interno...
La riunione dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali convocata in Vaticano dal papa alla fine di febbraio, per esempio, dimostra la gravità della situazione e la volontà di porvi efficace rimedio. Per celebrare la Pasqua in questo particolare contesto ecclesiale, vorrei prendere lo spunto da una raccomandazione di San Paolo ai cristiani di Corinto. L’Apostolo scrive: “Il vostro vantarvi non è buono. Non sapete voi che un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta? Purificatevi del vecchio lievito, affinché siate una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra pasqua, cioè Cristo, è stata immolata. Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità. (1Cor 5, 6-8). San Paolo scrive queste parole ai Corinzi dopo una severa ammonizione nei loro confronti, dovuta ad un caso di incesto, e dopo aver comunicato la sua decisione di mettere fuori dall'adunanza, quindi "in mano di Satana", colui che aveva commesso tale reato.
Nella comunità, la gravità del male sembrava giudicata quantitativamente insignificante, così come la quantità del lievito che serve per fare la pasta. Ma si sa, però, che il poco lievito ha la forza di fare lievitare una grande quantità di pasta. Perciò, San Paolo mise in guardia i Corinzi sulle conseguenze del peccato con cui convivevano. Tenere il peccatore tra loro, infatti, era di cattivo esempio e influenzava negativamente la vita della comunità. Per evitare queste conseguenze negative, San Paolo esortò i cristiani a purificarsi in modo da essere una nuova pasta e ad abbandonare le loro vecchie cattive abitudini. In realtà, essi sono già “senza lievito", ossia sono già stati liberati dalla corruzione, ma ciò che San Paolo raccomandava loro è che essi non dovevano reintrodurre il vecchio lievito nella loro vita, per non ritornare a contaminarsi. La ragione per la quale essi sono senza lievito è, appunto, la pasqua di Cristo, che ha liberato gli uomini dalla schiavitù del peccato e del male.
 
Ora, se noi vogliamo celebrare la Pasqua dobbiamo liberarci dalle nostre malattie, dalle nostre cattive abitudini, dalle nostre controtestimonianze. La malattia dalla quale, secondo Francesco, ci dobbiamo liberare in modo particolare è l’individualismo, quello “comodo e avaro”, “preoccupato unicamente del proprio benessere, del proprio tempo libero e della realizzazione di sé”, verso il quale “tutti noi” siamo spinti quotidianamente. Per esempio, “l’inverno demografico che oggi tutti noi soffriamo è l’effetto di questo pensiero unico, egoistico, rivolto soltanto su se stessi, che solo cerca la “mia” realizzazione. L’antidoto alla malattia dell’individualismo, secondo il Papa, è la “mistica del noi” che si fa lievito della fraternità universale. Da essa discende “l’imperativo ad ascoltare nel cuore e a far risuonare nella mente il grido dei poveri e della terra”.
 
Nella mia lettera pastorale Osare il vangelo ho ribadito la necessità della vita cristiana di relazione. Per sottolineare che il cristiano, in quanto tale, è inserito nella comunità dei battezzati, e non vive e opera mai da solo, ho citato l’apologeta cristiano Tertulliano, che ha scritto: unus christianus nullus christianus, ossia un cristiano da solo non è un cristiano. Nella comunità dei battezzati, il bene degli uni è il bene degli altri; si sa gioire con chi gioisce e piangere con chi piange. Non è possibile, perciò, gioire se il fratello che mi vive accanto soffre, sta male, invoca il mio aiuto. Inoltre, il dono della fede non ci viene dato per consumarlo individualisticamente come un bene privato ed acquisito con i propri meriti. Ci viene dato per testimoniarlo, condividerlo, donarlo ai vicini e ai lontani. Quanto più uno prende coscienza di aver ricevuto un dono grandissimo, tanto più sente il bisogno di condividerlo.
 
✞ Ignazio Sanna
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Oristano 16/07/2019 00:48

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E-mail: arcivescovosanna@gmail.com
(per interviste contattare il Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali)

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