Odigitria o del Buoncammino

Nella mia ultima lettera pastorale ho esortato i fedeli a custodire il mistero di Cristo, ossia a conservare la fede in Gesù Cristo soprattutto con la testimonianza credibile del Vangelo e delle beatitudini. Chi ci dà l’esempio sublime della custodia di Cristo è senz’altro Maria di Nazareth, la madre di Gesù, perché ha custodito nel suo cuore le parole di suo Figlio ed è rimasta sempre al suo fianco sino ai piedi della croce. Dall’alto della croce ha ricevuto l’investitura di madre dell’apostolo e, in lui, di tutta la cristianità. Dopo la risurrezione, ha custodito la memoria di suo Figlio nella prima comunità cristiana riunita nel Cenacolo, guidando i primi passi degli apostoli e dei primi discepoli. Il suo ruolo, quindi, nella custodia degli insegnamenti e degli esempi

di Gesù è fondamentale. Lo compresero i papi. Paolo VI, per esempio, nella sua visita al santuario della Madonna di Bonaria di Cagliari, nell’aprile del 1970, affermò: “Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a Lui conduce”. Quattro anni dopo, nel documento Marialis Cultus, ribadì che “la pietà della Chiesa verso la Santa Vergine è elemento intrinseco del culto cristiano” (n. 56). Nel 1987, San Giovanni Paolo II, nella Redemptoris Mater, ha scritto: “Maria, l’eccelsa figlia di Sion, aiuta tutti i suoi figli, dovunque e comunque essi vivano, a trovare in Cristo la via verso la casa del Padre. Pertanto la Chiesa, in tutta la sua vita, mantiene con la Madre di Dio un legame che abbraccia, nel mistero salvifico, il passato, il presente e il futuro e la venera come Madre spirituale dell’umanità e avvocata di grazia” (n. 47). E si potrebbe continuare con la devozione mariana del papa emerito Benedetto XVI e di papa Francesco. Come sintesi di questo insegnamento pontificio si potrebbe prendere un’affermazione del teologo Hans U. von Balthasar, secondo cui “noi dobbiamo, ci si perdoni l’immagine, metterci gli occhiali di Maria per vedere meglio il Cristo”. Come a dire che per arrivare a Gesù la via obbligata è Maria.

Questi riferimenti magisteriali ci assicurano che la spiritualità mariana, senza dimenticare il contributo delle altre spiritualità come quella benedettina, francescana, ignaziana, è la via privilegiata che conduce alla conoscenza e all’amore di Gesù Cristo. Non per nulla, uno dei titoli più belli con i quali è venerata la madre di Gesù è: Odigitria (dal greco bizantino: colei che conduce, mostrando la direzione). Una ipotesi sull'origine del culto della Vergine sotto il titolo di Odigitria o D'Itria in Sardegna afferma che molti coloni dell'Italia meridionale, giunti in Sardegna soprattutto per la pesca, non potendo ritornare nelle terre natie per la festa grande dedicata all'Odigitria, d'accordo con il clero locale, avrebbero istituito in molte località sarde la festa in suo onore. Un’altra ipotesi sostiene che essendo per diverso tempo la Sardegna sotto il dominio bizantino dell'Impero Romano d'Oriente, il culto già radicato nella sua culla mediorientale venne trapiantato nell'isola, dove la Vergine venne lodata col titolo di Madonna del Buoncammino, come, per esempio, nella chiesa parrocchiale di Ardauli. All’Odigitria è dedicata in modo particolare la parrocchia di Portoscuso, che celebra la sua festa annuale con grande solennità e devozione cinquantadue giorni dopo la Pasqua (il Martedì dopo la Pentecoste). Con il titolo di Beata Vergine Maria del Buon Cammino viene venerata anche in Sassari nella chiesa di Sant'Agostino dal 1477 ogni seconda domenica del mese. La sua solennità coincide con la seconda domenica di agosto, festa maggiore del Gremio dei Viandanti. Il suo simulacro, ritenuto miracoloso, è considerato anche protettore della Brigata "Sassari", ed è insignito sia della croce commemorativa della missione strade sicure che della medaglia NATO per la missione ISAF in Afganistan.

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Oristano 12/11/2019 22:38

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