Omelia per la solennità del Corpus Domini

(Cattedrale di Oristano, 23 giugno 2019)

Cari fratelli e sorelle,
concludiamo da questo altare la solenne processione del Corpus Domini attraverso le vie e le piazze della nostra città. Ringrazio vivamente tutti voi che avete voluto partecipare a questa manifestazione di fede e devozione popolare. Abbiamo pregato e abbiamo cantato. Gesù, sotto le umili

specie dell’ostia consacrata, ha benedetto persone attente e devote, che si sono inchinate al suo passaggio, e persone distratte e indifferenti, che hanno ignorato il suo passaggio. La sua benedizione ha raggiunto anche le persone sole e le persone malate che sono rimaste nelle case. Per tutti indistintamente “Gesù è il volto della misericordia del Padre”. Per tutti indistintamente il suo cuore ama anche se non è riamato; le sue braccia sono aperte anche se sono respinte per protestare contro una sofferenza non accettata o contro una verità non condivisa.

Prima di congedarci con la benedizione eucaristica per ritornare nelle nostre case e nelle nostre famiglie riflettiamo brevemente sul racconto del miracolo dei pani che abbiamo ascoltato nella celebrazione della Santa Messa. Il Vangelo riferisce quattro gesti di Gesù: l’annuncio della Parola, la benedizione dei pani, la loro divisione, la loro distribuzione.

Il primo di questi gesti, dunque, è l’annuncio della Parola, e, specificamente, l’annuncio del Regno di Dio. Gesù, infatti, ci dice il Vangelo, “parlava del Regno di Dio e guariva i malati” (Lc 9, 11). Parlare del Regno di Dio voleva dire parlare di Dio come Padre, come Misericordia, come Perdono, non come Giudice implacabile che punisce le colpe commesse. Gesù Cristo ha rivelato il volto della misericordia del Padre, ci ricorda continuamente Papa Francesco.

Per il cristiano, quindi, mettere in pratica l’insegnamento di Gesù vuol dire annunciare la misericordia di Dio, sia con le parole, sia, soprattutto, con la vita. Sappiamo, infatti, che il migliore annuncio è la testimonianza personale. Un cristianesimo di parole, definizioni, dogmi, serve solo agli storici della teologia. Invece, un cristianesimo di opere di carità, di gesti di compassione e di conforto, di promozione di ogni frammento di umanità, serve a tutti noi, sia a chi sta bene, sia, in modo particolare, a chi sta male e vuole star bene. Le parole senza i fatti dicono qualcosa ma non comunicano, anche perché la comunicazione spesso non ha bisogno di parole. Molte volte, basta uno sguardo, una stretta di mano, una presenza silenziosa accanto a un letto di ospedale per comunicare affetto, conforto, sostegno morale.

Ognuno di noi può comunicare in questo modo ed essere segno di misericordia per il suo prossimo. Proprio per sottolineare l’importanza e la priorità dell’annuncio, gli apostoli, nei giorni della Chiesa nascente, riservarono per sé la predicazione e la preghiera e affidarono ai diaconi il servizio della carità (At 6, 1-4). Muoveva così i primi passi una Chiesa della Parola e una Chiesa del grembiule. Una Chiesa della sola Parola rischia di trasformarsi in una scuola di pensiero per addetti ai lavori. Una Chiesa del solo grembiule rischia di trasformarsi in un’agenzia umanitaria. Solo una Chiesa che predica e opera, che annuncia e serve, che orienta e perdona, è capace di riscaldare il cuore della gente e testimoniare il Vangelo della gioia.

Gli altri gesti di Gesù sono benedire, spezzare, distribuire il pane. Nella celebrazione dell’Eucaristia questi gesti vengono ripetuti dal sacerdote che opera in persona Christi. Nella celebrazione della vita gli stessi gesti vengono ripetuti simbolicamente da tutti i cristiani che spezzano e condividono il pane della fraternità. I discepoli disponevano solo di cinque pani e due pesci, eppure con questi Gesù diede da mangiare a una folla immensa di persone. Il poco posseduto è diventato il molto condiviso. Per fare il bene e compiere un’opera buona, quindi, non è necessario disporre di molte ricchezze; basta avere molto cuore e condividere con gioia il poco che si possiede. Per seguire Gesù, bisogna imitare Lui, l'unico “buono”, che condivide i suoi beni con tutti, a partire dai bisognosi. Gesù riconosce come figli di Dio e suoi fratelli coloro che hanno compiuto anche un semplice gesto di condivisione e di accoglienza: dar da mangiare, dar da bere, visitare il malato, accogliere il pellegrino. Sono gesti di amore ordinario, feriale, che non hanno nulla di eroico. Sono però gesti che ci permettono di incontrare e amare Gesù in persona, il quale si identifica col povero: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, le avete fatte a me” (Mt 25, 40).

Nella risposta di Gesù a Satana, alla fine dei quaranta giorni trascorsi nel deserto, troviamo la sua scelta di fondo nei confronti della povertà: “Non di solo pane vive l’uomo, ha detto, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4, 4). In base a questa scelta di fondo, Gesù invita i cristiani a chiedere al Padre celeste ogni giorno solo il pane quotidiano (Mt 6, 11) e a non affannarsi di quello che si mangerà o si indosserà, dal momento che il Padre nostro conosce ciò di cui abbiamo bisogno (Mt 6, 25-34).

Cari fratelli e sorelle,
a conclusione di questa giornata, preghiamo perché l’Eucaristia sia per noi una scuola di carità e di condivisione. Aver sostato in adorazione davanti a Gesù Eucaristia, averlo portato in processione per le strade della nostra città è senz'altro un grande atto di devozione e di fede. E’ giusto manifestare il nostro amore e la nostra devozione con i canti, i fiori, le preghiere. Facciamo di tutto, però, per accompagnare la devozione eucaristica con il servizio della carità e della condivisione. Papa Francesco ha sottolineato come sia fondamentale «saper mettere a disposizione di Dio quello che abbiamo, cioè le nostre umili capacità, perché solo nella condivisione, nel dono, la nostra vita sarà feconda, porterà frutto». «Seguire Cristo, ha aggiunto, vuol dire uscire da noi stessi e fare della nostra vita non un nostro possesso, ma un dono a Lui e agli altri».

 Con i discepoli di Emmaus, ripetiamo una delle più belle preghiere che siano mai uscite dal cuore umano: “Resta con noi, Signore, perché si fa sera e il giorno già volge al declino” (Lc 24, 29). Resta con noi, Signore: riscalda i cuori, illumina le menti, conforta i malati, raduna i dispersi. Resta con noi, ora e sempre”.

 

Amen.

Tags:
Oristano 16/07/2020 02:22

Calendario Pastorale

Mon Tue Wed Thu Fri Sat Sun
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31

Ultima Omelia

Lettera Pastorale

Custodi del Mistero di Cristo

Link Utili

 S.E. Monsignor Ignazio Sanna
Arcivescovo Emerito di Oristano

Via degli Estensi 133 - 00164 Roma (Italia)

E-mail: arcivescovosanna@gmail.com
T
el: 06.66151377

Designed By Grafica & Web Design

I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Ok