La giornata mondiale delle comunicazioni sociali ci dà l’occasione per qualche riflessione sul modo con cui comunichiamo e dovremmo comunicare..

Sono tanti, infatti, i modi di comunicare. Il primo è, ovviamente, la parola. Con essa comunichiamo i nostri sentimenti e le nostre intenzioni. Il bambino comunica con il pianto o con il riso e la mamma comprende sia il pianto che il riso. I malati di SLA comunicano con il sintetizzatore vocale, quando ne dispongono, o con il semplice movimento delle pupille degli occhi, quando non ne dispongono. Il sacerdote comunica in modo particolare con la predicazione, quando annuncia la Parola di Dio e il messaggio del Vangelo. Si possono comunicare notizie di gioia e notizie di dolore, la nascita alla vita terrena e quella alla vita eterna. In tutti i casi, è necessario trovare sempre le parole giuste, perché chi non utilizza le parole giuste, secondo un filosofo, dovrebbe perdere il dono della parola. Quando si comunica con i social spesso non si hanno le dighe protettive del pudore, della prudenza, del rispetto. Si diventa pirati della tastiera. Si sono verificati, purtroppo, casi di giovani e meno giovani che non hanno retto agli insulti e alle minacce gratuite dei social e si sono tolta la vita.

Un esempio di comunicatore efficace è sicuramente Papa Francesco.Un attento osservatoreha notato cinque caratteristiche principali che lo contraddistinguono e lo rendono così carismatico. Le riassumo brevemente.

1) È consapevole del ruolo che ricopre. Fin dal giorno in cui è stato eletto, si è fatto carico di molte responsabilità, dichiarando con chiarezza e trasparenza le sue intenzioni e i suoi obiettivi. Ha fatto scelte che andavano contro la consueta etichetta attribuita al suo ruolo, rafforzandone in questo modo prestigio e credibilità. Sa perfettamente perché è stato scelto e agisce di conseguenza, con serietà e impegno. 2) Trasmette empatia. Riesce ad analizzare e a comprendere la situazione attuale, conosce le dinamiche della società contemporanea e sa cosa si aspettano le persone da lui. Non vede il mondo solo attraverso il suo punto di vista, ma è in grado di osservare anche con gli occhi degli altri, mettendosi nei loro panni. Agendo il tal senso è riuscito a ridurre le distanze tra sé e fedeli.

3) Guida con l’esempio. Prima che con le parole, Papa Francesco guida con l’esempio, tramite piccoli e semplici gesti quotidiani che poi assumono grandissima risonanza mediatica. Sale sull’aereo portandosi da solo la valigia, veste delle normali calzature, dopo l’Angelus scende in piazza per salutare e si ferma ad abbracciare le persone, rifiuta di vivere negli appartamenti papali, scatta foto con i ragazzi ed è presente sui social. Questi piccoli gesti hanno un effetto davvero positivo sulle persone. 4) Utilizza una comunicazione efficace, cioè un linguaggio gentile, cordiale e alla portata di tutti. Saluta con un “buongiorno/buonasera” e augura “buon pranzo” dopo l’Angelus. La sua oratoria è colloquiale, piena di esempi di vita quotidiana e di metafore di forte presa. È spesso ironico e ancor più autoironico, come quando dice di aver scelto di non abitare negli appartamenti papali “per motivi psichiatrici”. In sostanza, scende dal suo trono per mettersi al livello di chi lo ascolta, senza per questo sminuire la sua figura. 5) Riesce a trasmettere la sua vision. Papa Francesco dichiara con consapevolezza ciò in cui crede e come vorrebbe vedere il mondo del futuro, “Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri.” La sua vision è una grandissima fonte di ispirazione per i suoi fedeli, ed è ciò che smuove le masse.

In breve, avere una perfetta conoscenza di sé e del proprio ruolo, riuscire a trasmettere empatia, possedere eccezionali doti comunicative, riuscire a trasferire con efficacia la propria vision e, soprattutto, avere il coraggio e la forza di guidare con l’esempio, sono doti essenziali per essere a capo di qualsiasi organizzazione, non solo un’istituzione importante come la Chiesa”.

di ✞ Ignazio Sanna

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Il criterio del “rilancio”, ha spiegato mons. Beschi, nella relazione in Assemblea, sottovaluta la problematica situazione dell’impegno missionario della Chiesa italiana: i missionari e le missionarie italiane sparse per il mondo, negli anni ‘90, erano circa 28.000. Oggi sono 7.000, e molti in età avanzata. I preti fidei donum prima del 2000 erano 713, oggi sono 403. Inoltre, il vento della missione sta cambiando direzione: ora spinge da Sud verso Nord. Crescono i

In questo ultimo tempo ho sentito ripetere spesso dalle persone che incontravo: “mi dispiace tanto che Lei vada via”. “Speriamo che il Papa Le prolunghi un altro anno”. “Non lo dimenticheremo”. “Pregheremo per Lei”. “Verremo a trovarlo a Roma e così ci porta dal Papa”. E via discorrendo, con diverso tasso di sincerità e convinzione. Sabato 4 maggio, il papa, dopo avermi dato due anni di proroga alla guida della Diocesi, ha deciso di accettare le mie dimissioni da Arcivescovo di Oristano, per raggiunti limiti di età, come prescrive il Diritto Canonico. Come mio successore il papa ha nominato mons. Roberto Carboni, finora vescovo della Diocesi suffraganea di Ales Terralba, al quale auguro di vero cuore ogni bene nel Signore, in comunione di sentimenti e di ideali. La mia preghiera per lui è quella della sua nuova

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Nella mia ultima lettera pastorale ho esortato i fedeli a custodire il mistero di Cristo, ossia a conservare la fede in Gesù Cristo soprattutto con la testimonianza credibile del Vangelo e delle beatitudini. Chi ci dà l’esempio sublime della custodia di Cristo è senz’altro Maria di Nazareth, la madre di Gesù, perché ha custodito nel suo cuore le parole di suo Figlio ed è rimasta sempre al suo fianco sino ai piedi della croce. Dall’alto della croce ha ricevuto l’investitura di madre dell’apostolo e, in lui, di tutta la cristianità. Dopo la risurrezione, ha custodito la memoria di suo Figlio nella prima comunità cristiana riunita nel Cenacolo, guidando i primi passi degli apostoli e dei primi discepoli. Il suo ruolo, quindi, nella custodia degli insegnamenti e degli esempi

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Dalla celebrazione della Pasqua abbiamo appreso che il comandamento di Gesù: “Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io così facciate anche voi” dà vigore profetico all’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio e destina l’una e l’altro a diventare testimonianze vive di servizio e di carità.

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Roma 27/09/2020 17:08

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Arcivescovo Emerito di Oristano

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el: 06.66151377

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