Catechesi del vescovo Gratitudine e santificazione

La memoria del mistero di passione, morte e risurrezione di Gesù si deve concretizzare in forme concrete di servizio. Ciò equivale a dire che non c’è miglior modo di testimoniare la risurrezione di Gesù...
 
Dalla celebrazione della Pasqua abbiamo appreso che il comandamento di Gesù: “Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io così facciate anche voi” dà vigore profetico all’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio e destina l’una e l’altro a diventare testimonianze vive di servizio e di carità. Infatti, il riscontro più vero della celebrazione dell’Eucaristia e del ministero sacerdotale è la pratica della carità e il servizio verso i fratelli, poveri di pane e di futuro. Gesù non ha detto: “andate a insegnare la mia dottrina”, “fate i miei miracoli”, ma “amate come ho amato io, servite come ho servito io”. Gesù, dunque, ci invita ad amare, a perdonare, a servire. Questo è il suo testamento. Fino a quando i suoi discepoli sono rimasti fedeli a questo testamento hanno parlato al cuore della gente e diffuso la novità e la bellezza del Vangelo. Invece l’hanno tradito e dimenticato, quando hanno inseguito mire di potere politico e economico, hanno deturpato il volto della Chiesa. Per San Paolo, Gesù comanda che si si faccia memoria del suo gesto con lo spezzare il pane, che diventa suo corpo, e con il bere il vino, che diventa suo sangue. Secondo San Giovanni, invece, Egli comanda che si faccia memoria del suo gesto di lavanda dei piedi ai discepoli con altrettanti gesti di umiltà e di servizio. In altri termini, la memoria del mistero di passione, morte e risurrezione di Gesù si deve concretizzare in forme concrete di servizio. Ciò equivale a dire che non c’è miglior modo di testimoniare la risurrezione di Gesù della pratica della carità e del servizio. Tutta la liturgia pasquale ha ribadito che il massimo comandamento di Gesù è l’amore a Dio e l’amore al prossimo. Nella storia del cristianesimo questo comandamento è stato testimoniato dal carisma di molte congregazioni religiose che hanno formato migliaia di uomini e donne al servizio dei poveri e dei bisognosi. Da più parti e da più voci si invoca una Chiesa che sia sempre più madre e maestra di carità e di misericordia. Questo auspicio lo aveva espresso a suo tempo don Tonino Bello, quando ha scritto che l’unico paramento sacro di cui parla il vangelo è il grembiule indossato da Gesù per lavare i piedi ai discepoli. In verità, quel grembiule per servire i poveri è stato indossato e continua a essere indossato da tanti religiosi e sacerdoti, divenuti testimoni e operatori della carità. Essi evangelizzano il mondo non con il potere politico o economico ma con l’amore o, se si vuole, con il potere dell’amore; vivono e operano come accompagnatori e guide spirituali dei fedeli, in una Chiesa che serve, che ama, che crea speranza. Sotto questa luce, la stessa celebrazione quotidiana dell’Eucaristia può essere considerata come la compagnia di Gesù nella vita degli uomini. Gesù ha parlato a più riprese e in diverse occasioni della realtà di questa compagnia: “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20); “Dove sono due riuniti nel mio nome, io sono presente” (Mt 18, 20). Il riunirsi dei cristiani in compagnia di Gesù, però, non è un semplice rito e neppure un semplice trovarsi insieme per affinità elettiva o per condivisione di interessi, ma per adempiere una missione molto importante: rendere presente l’evento pasquale della morte e risurrezione di Gesù. Con il riattualizzarsi di questo evento, l’opera salvifica di Gesù non si riduce a un ricordo storico della sua efficacia entro i confini della Palestina, ma si prolunga nel tempo e nello spazio. Proprio per continuare nel tempo e nello spazio la sua opera di salvezza, Egli “è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche” (SC, 7). Inoltre, “per il compimento di quest’opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima” (SC, 7). Per vivere e testimoniare bene la Pasqua dobbiamo ricordarci del dovere della gratitudine e della santificazione.
 
di ✞ Ignazio Sanna
Oristano 16/07/2020 02:30

Calendario Pastorale

Mon Tue Wed Thu Fri Sat Sun
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31

Ultima Omelia

Lettera Pastorale

Custodi del Mistero di Cristo

Link Utili

 S.E. Monsignor Ignazio Sanna
Arcivescovo Emerito di Oristano

Via degli Estensi 133 - 00164 Roma (Italia)

E-mail: arcivescovosanna@gmail.com
T
el: 06.66151377

Designed By Grafica & Web Design

I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Ok