Occorre mettere la diocesi in stato di missione

Occorre mettere la diocesi in stato di missione

 

Qualche anno fa, la ricerca socio-religiosa che è stata condotta nel nostro territorio ha descritto le luci e le ombre, le mancanze e le risorse, le preoccupazioni e le speranze della Diocesi nei settori della fede professata, della fede celebrata, della fede testimoniata. Questa ricerca, tra tanti altri aspetti, ha messo in evidenza la distanza nei confronti della Chiesa in quanto istituzione, che sfocia in un netto distacco tra il vertice e la base sia nel campo delle verità dottrinali e della pratica religiosa, che in quello dell’etica.

È necessario che cresca una nuova pastorale

È necessario che cresca una nuova pastorale

In più occasioni ho ribadito che per motivi geografici, sociali, culturali, sul nostro territorio non è possibile riproporre il modello delle unità pastorali, così come viene attualizzato in molte diocesi della Penisola. La particolare percorribilità delle strade, il radicamento delle tradizioni popolari, la difficoltà di spostamento delle persone anziane e malate da un paese all’altro rendono difficile la praticabilità del modello “nazionale” delle unità pastorali. Ciononostante, la situazione demografica del territorio diocesano e la situazione numerica del clero ci obbligano a lavorare

Una profonda esperienza disilenzio e preghiera

Una profonda esperienza disilenzio e preghiera

 

Sono andato diverse volte a Lourdes, sia da solo che in pellegrinaggi comunitari, come quello organizzato dalla nostra Diocesi nel 2014. In tutte queste occasioni ho fatto sempre una profonda esperienza di silenzio, di riflessione, di preghiera. Non sono andato mai con l’intenzione di assistere a miracoli di guarigione di amici o parenti malati. Sono convinto, infatti, che il Signore sa quando e come intervenire nella vita delle persone, e noi dobbiamo solo pregare d’avere la forza di fare la sua volontà, soprattutto quando questa non coincide con i nostri progetti.

Antropologia e religione,il parere di Sergio Givone

Antropologia e religione,il parere di Sergio Givone

Perché non possiamo fare a meno della religione. Questo è il sottotitolo del libro del filosofo Sergio Givone Quant'è vero Dio, pubblicato qualche settimana fa dalla casa editrice Solferino. Givone, piemontese trapiantato a Firenze, è professore emerito di Estetica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. Nella presentazione del volume, si enumerano i diversi atteggiamenti dell’Occidente secolarizzato nei confronti della religione, come i post-religiosi, gli atei, i materialisti, e ci si chiede se sia veramente in via di estinzione l’atteggiamento più semplice, quello di credere. In tutta risposta, si afferma che la credenza è tuttora viva e “la religione non è scomparsa affatto”. Per l’Autore del libro, il bisogno di Dio torna alla ribalta ovunque

Cristiani in una società multiculturale

Cristiani in una società multiculturale

Il nuovo capo di governo spagnolo, il leader socialista Pedro Sanchez, per la prima volta nella storia della democrazia spagnola, non ha prestato giuramento davanti alla Bibbia e al Crocefisso. La novità è stata subito interpretata da qualcuno come se, ormai, la vita politica e sociale si voglia o si debba emancipare da un legame religioso. In pratica, è come se si dimostrasse che, oggi come oggi, si può fare a meno di Dio nella vita degli individui e della società. Eppure, secondo Nicola Lagioia, direttore del Salone Internazionale del Libro

S.E. Monsignor Ignazio Sanna
Arcivescovo Emerito di Oristano

Presidente della Pontificia Accademia di Teologia

Via degli Estensi, 133 - 00164 Roma
E-mail: arcivescovosanna@gmail.com
Tel: 06.66151377