Omelia per la messa della giornata della pace

Omelia per la messa della giornata della pace

(Cattedrale di Oristano, 1° gennaio 2018)

Cari fratelli e sorelle,
oggi, insieme a tutti fedeli della Chiesa universale, celebriamo la giornata mondiale della pace, istituita da San Paolo VI dopo il Concilio. Papa Francesco, nel suo messaggio per la giornata odierna scrive che Gesù, “inviando in missione i suoi discepoli, disse loro: “In qualunque casa entriate, prima dite:

“Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi” (Lc 10,5-6). Offrire la pace, dunque, è al cuore della missione stessa dei discepoli di Cristo. E questa offerta è rivolta a tutti coloro, uomini e donne, che sperano nella pace in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana. La “casa” di cui parla Gesù è ogni famiglia, ogni comunità, ogni Paese, ogni continente, nella loro singolarità e nella loro storia; è prima di tutto ogni persona, senza distinzioni né discriminazioni. È anche la nostra “casa comune”: il pianeta in cui Dio ci ha posto ad abitare e del quale siamo chiamati a prenderci cura con sollecitudine.

Per vivere in pace, ora, e per promuoverla nella nostra vita e nella vita del prossimo, disponiamo del cammino di Dio e del cammino degli uomini. La pace che viene da Dio trova un buon riscontro nell’atteggiamento dei pastori che vanno alla grotta di Betlemme. Essi rispondono prontamente all’annuncio dell’angelo, senza chiedere spiegazioni particolari su chi sia nato e sul motivo per cui devono andare alla grotta. Non chiedono di essere ricompensati per aver accolto l’annuncio. Sono liberi, generosi, lieti di poter andare a “vedere l’avvenimento che il Signore ha fatto conoscere” (Lc 2, 15). La loro risposta non è frutto di una trattativa con l’angelo. Credono alla sua parola e seguono la stella. Dopo aver visto “il bambino che giaceva in una mangiatoia” (Lc 2, 16) ritornano al loro gregge, riferendo non quello che avevano visto ma quello che era stato detto loro, ossia l’annuncio della nascita del Messia, del Salvatore. In qualche modo, essi hanno anticipato con un primo atto di fede davanti alla mangiatoia l’altro atto di fede del discepolo Giovanni davanti al sepolcro: “allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette” (Gv 20, 8). Due cammini di fede in risposta ai due annunci dell’angelo della grotta di Betlemme ai pastori e dell’angelo del sepolcro di Gerusalemme a Maria di Magdala. Il cammino della fede nell’Incarnazione si incrocia mirabilmente con il cammino della fede nella Redenzione. Per una società incredula e mercantile, che vuole comprare la fede con il prezzo delle guarigioni e dei miracoli a buon mercato, la fede libera e gratuita dei pastori è un esempio formidabile di promozione della pace. La gratuità è il segreto di vivere in pace, perché molte tensioni sono generate dalla volontà di possesso e di dominio.

La pace che viene dagli uomini, secondo Papa Francesco, è frutto di un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sull’interdipendenza degli esseri umani. Ma è anche una sfida che chiede di essere accolta giorno dopo giorno. Essa è una conversione del cuore e dell’anima, e si manifesta in tre dimensioni indissociabili. La prima dimensione è la pace con sé stessi, che si ottiene rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza e, come consigliava San Francesco di Sales, esercitando “un po’ di dolcezza verso sé stessi”, per offrire “un po’ di dolcezza agli altri”. La seconda dimensione è la pace con l’altro, cioè con il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente. Questa la si promuove con l’incontro e l’ascolto reciproco, senza la pretesa di imporre agli altri la propria visione delle cose. La terza dimensione è la pace con il creato. Questa la si promuove riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire. Le recenti statistiche dicono che tra la gente è aumentata la paura per gli effetti dei cambiamenti climatici. Questa paura, però, può essere eliminata con la conversione ecologica che porta al rispetto della natura e della casa comune.

La pace, spiega il Papa nel suo messaggio, è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Péguy; è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza. Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie. La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione. “Se uno vuol essere il primo – dice Gesù – sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti” (Mc 9,35). Come sottolineava Papa San Paolo VI: “Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità”.

Se la politica si traduce nell’incoraggiamento dei giovani talenti e delle vocazioni che chiedono di realizzarsi, scrive il Papa, la pace si diffonde nelle coscienze e sui volti. Diventa una fiducia dinamica, che vuol dire “io mi fido di te e credo con te” nella possibilità di lavorare insieme per il bene comune… Ognuno può apportare la propria pietra alla costruzione della casa comune. La vita politica autentica, che si fonda sul diritto e su un dialogo leale tra i soggetti, si rinnova con la convinzione che ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in sé una promessa che può sprigionare nuove energie relazionali, intellettuali, culturali e spirituali. Una tale fiducia non è mai facile da vivere perché le relazioni umane sono complesse. In

particolare, viviamo in questi tempi in un clima di sfiducia che si radica nella paura dell’altro o dell’estraneo, nell’ansia di perdere i propri vantaggi, e si manifesta purtroppo anche a livello politico, attraverso atteggiamenti di chiusura o nazionalismi che mettono in discussione quella fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno.

Cari fratelli e sorelle,
“Vi benedica il Signore e vi custodisca. Il Signore faccia risplendere per voi il suo volto e vi faccia grazia. Rivolga a voi il suo volto e vi conceda pace” (Nm 6, 26). “La politica della pace, che ben conosce le fragilità umane e se ne fa carico, possa sempre attingere dallo spirito del Magnificat che Maria, Madre di Cristo Salvatore e Regina della Pace, canta a nome di tutti gli uomini: “Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; […] ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre” (Lc 1,50-55). Vi auguro che possiate scrivere pagine di felicità e di benedizione e che possiate stupirvi delle meraviglie che Dio opera nella vostra vita.

Buon Anno!


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S.E. Monsignor Ignazio Sanna
Arcivescovo Emerito di Oristano

Presidente della Pontificia Accademia di Teologia

Via degli Estensi, 133 - 00164 Roma
E-mail: arcivescovosanna@gmail.com
Tel: 06.66151377