Giornata della vita consacrata.

Cattedrale di Oristano, 2 febbraio 2016 

Abbiamo ascoltato la pagina del vangelo di S. Luca che racconta la presentazione di Gesù Bambino al tempio, un episodio della vita di Gesù che ricordiamo come uno dei misteri gaudiosi nella preghiera del rosario.

Nell’ascoltare questo racconto ci viene spontanea la domanda sul perché si legga l’episodio della presentazione di Gesù al tempio nel giorno in cui si prega per la vita consacrata. Poteva essere evocato anche un altro episodio della vita di Gesù e della vita della Madonna, o qualche particolare della vita di San Giuseppe, di cui non sappiamo praticamente nulla, al di fuori del suo turbamento e della sua difficoltà a capire il ruolo di custode della Madre del Figlio di Dio. Sicuramente la presentazione di Gesù Bambino al tempio da parte dei suoi genitori è un atto di grande fedeltà spirituale, di rispettosa osservanza delle tradizioni cultuali della legge mosaica. I genitori di Gesù vivono l’evento soprannaturale della nascita di Gesù nel modo più naturale possibile. Il canto degli angeli sulla grotta di Betlemme e la visita dei Magi venuti dall’Oriente celebrano la meraviglia del cielo e quella della terra nell’adorazione del Figlio di Dio divenuto uomo. Ma Maria e Giuseppe si “stupiscono delle cose che si dicevano di Gesù”; sono coscienti di essere portatori di un grande mistero, ma non lo esibiscono, non ne vanno fieri, lo vivono con interiorità e discrezione, vivendo la vita di tutti i giorni, con i suoi ritmi e i suoi adempimenti. In che senso, allora, questo evento della vita di Gesù è paradigmatico per la vita spirituale dei consacrati? Lo è perché, in certo qual modo, esprime e simboleggia l’essenza stessa della vita consacrata. Questa consiste non nell’offerta “d’una coppia di tortore o di giovani colombe”, ossia di animali e di oggetti, bensì nella consacrazione della propria vita. All’altare si portano le cose da offrire, a Dio si consacra la propria vita. Il vero tempio dove offrire il sacrificio a Dio non è quello costruito di pietre morte, ma quello della persona, che offre il suo cuore, i suoi sentimenti, le sue gioie, le sue fatiche della vita.  

Come deve essere vissuta, ora, questa consacrazione evocata dalla presentazione di Gesù Bambino al Tempio? Papa Francesco ha dato un orientamento per l’anno della vita consacrata che vale, tuttavia, anche oltre i suoi termini temporali. Questo orientamento è riassunto in tre parole: gratitudine, passione, speranza.  

Per quanto riguarda la gratitudine, è molto opportuno, ha precisato il papa, che “ogni famiglia carismatica ricordi i suoi inizi e il suo sviluppo storico, per ringraziare Dio che ha offerto alla Chiesa così tanti doni che la rendono bella e attrezzata per ogni opera buona … Raccontare la propria storia è indispensabile per tenere viva l’identità, così come per rinsaldare l’unità della famiglia e il senso di appartenenza dei suoi membri … Non si tratta di fare dell’archeologia o di coltivare inutili nostalgie, quanto piuttosto di ripercorrere il cammino delle generazioni passate per cogliere in esso la scintilla ispiratrice, le idealità, i progetti, i valori che le hanno mosse, a iniziare dai Fondatori, dalle Fondatrici e dalle prime comunità”.  

Per quanto riguarda la passione, continua il papa, “dagli inizi del primo monachesimo, fino alle odierne “nuove comunità”, ogni forma di vita consacrata è nata dalla chiamata dello Spirito a seguire Cristo come viene insegnato dal Vangelo. Per i Fondatori e le Fondatrici la regola in assoluto è stata il Vangelo, ogni altra regola voleva essere soltanto espressione del Vangelo e strumento per viverlo in pienezza. Il loro ideale era Cristo, aderire a lui interamente, fino a poter dire con Paolo: «Per me il vivere è Cristo» (Fil 1, 21); i voti avevano senso soltanto per attuare questo loro appassionato amore”. Il Vangelo è il “vademecum” per la vita di ogni giorno e per le scelte che bisogna fare ogni giorno e in ogni circostanza. “Esso è esigente e domanda di essere vissuto con radicalità e sincerità. Non basta leggerlo (eppure lettura e studio rimangono di estrema importanza), non basta meditarlo (e lo facciamo con gioia ogni giorno). Gesù ci chiede di attuarlo, di vivere le sue parole”. 

Infine, per quanto riguarda la speranza, si prende atto anzitutto delle difficoltà cui va incontro la vita consacrata nelle sue varie forme: la diminuzione delle vocazioni e l’invecchiamento, soprattutto nel mondo occidentale, i problemi economici a seguito della grave crisi finanziaria mondiale, le sfide dell’internazionalità e della globalizzazione, le insidie del relativismo, l’emarginazione e l’irrilevanza sociale ... Proprio in queste incertezze, condivise con tanti contemporanei, si attua la speranza, frutto della fede nel Signore della storia che continua a ripeterci: “Non aver paura ... perché io sono con te” (Ger 1, 8). 

La vera speranza del consacrato, ammonisce il papa, non si fonda sui numeri o sulle opere, ma su Colui nel quale si pone la fiducia (cfr. 2Tm 1, 12) e per il quale “nulla è impossibile” (Lc 1, 37). Ci sono le speranze povere e piccole, che si nutrono nel raggiungimento di successo nel lavoro, nella coltivazione degli affetti, nel miglioramento delle condizioni di vita. E c’è la speranza grande: la Persona di Gesù. Questa speranza grande non delude e permette alla vita consacrata di continuare a scrivere una grande storia nel futuro, nella consapevolezza che lo Spirito Santo continuerà ad animare la fantasia di tante persone di buona volontà. Il papa esorta a non cedere alla tentazione dei numeri e dell’efficienza, meno ancora a quella di confidare nelle proprie forze, e, con Benedetto XVI, ripete: “Non unitevi ai profeti di sventura che proclamano la fine o il non senso della vita consacrata nella Chiesa dei nostri giorni; piuttosto rivestitevi di Gesù Cristo e indossate le armi della luce, come esorta S. Paolo (cfr. Rm 13, 11-14), restando svegli e vigilanti”. 

Cari fratelli e sorelle,  

l’anno della vita consacrata è terminato, ma non è terminato, ovviamente, l’impegno di rinnovamento della vita interiore e di rinnovamento dello stile di testimonianza cristiana. Le linee Guida del Sinodo diocesano, entrate in vigore il primo gennaio di quest’anno, chiedono la collaborazione di tutti per rendere le nostre comunità vive, solidali, aperte, corresponsabili nell’annuncio del Vangelo. Tutti, allora, ci dobbiamo sentire chiamati ad acquisire una coscienza missionaria. Perciò, in quest’anno di grazia del giubileo straordinario della misericordia, accogliamo l’invito del Papa ad andate in tutto il mondo dove “c’è un’umanità intera che aspetta: persone che hanno perduto ogni speranza, famiglie in difficoltà, bambini abbandonati, giovani ai quali è precluso ogni futuro, ammalati e vecchi abbandonati, ricchi sazi di beni e con il vuoto nel cuore, uomini e donne in cerca del senso della vita, assetati di divino”. Si trova “la vita dando la vita, la speranza dando speranza, l’amore amando”. La Vergine Maria, Madre di misericordia e Madre della Chiesa, benedica, protegga, custodisca la vostra consacrazione e la nostra comunità arborense! 


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S.E. Monsignor Ignazio Sanna
Arcivescovo Emerito di Oristano

Presidente della Pontificia Accademia di Teologia

Via degli Estensi, 133 - 00164 Roma
E-mail: arcivescovosanna@gmail.com
Tel: 06.66151377